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La Mostra Orticola al Museo
Perchè Begonie - di Gianluca Brivio Sforza

Nonostante abbia passato la maggior parte della mia infanzia in un giardino bellissimo nella casa dei nonni, fino ad una certa età non ho apprezzato con il dovuto rispetto il mondo delle piante, in pratica non mi sono accorto della loro esistenza.
E’ vero che ti accorgi dell’importanza di quel che hai quando ti manca, soprattutto da bambino. Infatti, solo quando, crescendo in città, iniziai a frequentare meno quel giardino, sviluppai un attaccamento al mondo delle piante che definirei ancestrale.
Iniziando a conoscerle, studiarle, curarle sentivo la vita che pulsava in loro e per riflesso la sentivo dentro di me, e questo mi faceva stare bene,
Essendo abituato a vedere piante secolari il mio interessamento si è rivolse inizialmente verso quelle piantine che più rispettavano queste caratteristiche: i Bonsai.
Vivendo in città erano le uniche piante che potevano unire il classico ciclo annuale alla maestosità del portamento del tronco o addirittura dell’impalcatura dei rami. Ovviamente non potevo permettermi esemplari importanti, però cercavo di cavarmela con piante particolari che mi ricordassero quel giardino, era molto difficile e un bambino accetta con difficoltà i lunghi tempi della crescita.
Alcuni bonsai erano stati da me creati con materiale raccolto proprio in quel giardino:
avevo un bellissimo fico che era il risultato di una radice contorta che spuntava da un muro vicino alla piscina, un boschetto di aceri che era formato da piantine del sottobosco, un piccolo tasso, un bosso avanzo delle siepi, tanti altri invece comprati in qualche spedizione negli allora rari centri bonsai.
Queste piante ricreavano nei miei davanzali lo spirito che aleggiava in quel giardino che mi facevano sopportare meglio la vita nel cemento.
Successivamente ho frequentato spesso il Lago di Como, che non conoscevo assolutamente, riscoprendone la bellezza. Sul lago, in passato, era facile trovare comunità di stranieri, soprattutto inglesi, che, come è noto, dove arrivano portano con se le loro tradizioni. Con gli Inglesi infatti era arrivato anche l’amore per le begonie che, oltre a dare dei fiori bellissimi, incantano per la bellezza e la varietà delle loro foglie.
Nel tempo questa tradizione fu mantenuta nelle serre delle ville nella zona di Menaggio. Sono conosciute quelle del nostro presidente Ignazio Vigoni che furono curate dalla famiglia Peroggi, stirpe di giardinieri.
Io me ne innamorai subito e piano piano, negli anni, presi dimestichezza con queste piante e cercai di collezionare sempre più varietà.
Ormai la mia passione mi coinvolge fino la punto di cercarle quando mi capita di viaggiare e di cercare anche le stampe di queste piante, ma non per il puro spirito di poterle enumerare ma unicamente perché il loro fascino, lo sento anche nelle loro raffigurazioni.
Si ha notizia delle begonie fin dal 1690 quando lo studioso monaco francescano Charles Plumier (1646-1704) ne scoprì diverse specie nelle Indie Occidentali, e diede al genere il nome del suo magnate e compagno di viaggio: il botanico Michel Bégon (1638-1701), Governatore francese di Santo Domingo.
Questo nome fu pubblicato per la prima volta dal botanico francese Pitton de Tournefort nel suo Institutiones Rei Herbariae.
Si susseguirono quindi diverse scoperte, la begonia Macrophylla fu addirittura importata in GranBretagna dal Capitano William Bligh nelle stive del Bounty.
Le begonie vengono universalmente divise in tre diversi gruppi:
a radici fascicolate, rizomatose e tuberose
Io ho iniziato con le rizomatose, mi sono piaciute per la composizione delle loro foglie, per la loro consistenza e per la colorazione. Poi ho iniziato a coltivare anche con le tuberose per la bellezza e la maestosità dei fiori.
Questo tipo di piante necessitano di poche cure.
Possono essere tenute in serra fredda avendo l’accortezza di non far scendere la temperatura sotto i 10 gradi (15 per alcune specie). Se la serra è riscaldata ancora meglio, le piante continueranno il loro sviluppo anche nei mesi invernali.
Innanzittutto bisogna curare un buon invaso, io non uso composte come descritte sui manuali, inizio con terra ricca (prodotta con le foglie) e, a seconda delle necessità, la unisco con sabbia o sfagno, alla base del vaso faccio sempre uno strato di materiale più grande per il drenaggio delle acque (argilla o cocci).
Concime non ne uso e per dare nutrimento alle piante cambio la terra direttamente.
Non necessitano molta luce, anzi prediligono quella soffusa o addirittura l’ombra e gli ambienti umidi.
Bisogna prestare molta attenzione alla ventilazione, l’umidità stagna infatti favorisce la formazione di macchie di muffa sulle foglie (botrite e oidio) che portano alla perdita delle foglie. Alcuni consigliano una disifenstazione preventiva con funghicida, io lo uso quando mi accorgo che inizia ad attaccare, al massimo perdo qualche foglia di alcune piante.
Le tuberose dovranno essere seguite come un bonsai nel periodo della vegetazione, se si vuole ottenere un fiore grande è necessario asportare i germogli quando spuntano e lasciarne solo due, così solo questi due fiori riceveranno tutte le energie dalla pianta.
Dopo la fioritura è necessario lasciare seccare le piante, e in seguito pulire i tuberi e riporli per un inverno di riposo.
In genere io bagno molto le piante, avendo creato un buon drenaggio non si rischia di creare marciume, bisogna avere l’accortezza di non rovesciare l’acqua sulle foglie in quanto anche il poco sole filtrato dalle gocce potrebbe poi danneggiarle. Si consiglia di non bagnare il rizoma.
La propagazione delle begonie è molto semplice, oltre che da seme, è possibile far nascere delle piantine dalle foglie facendo dei taglietti sulle venature ed appoggiandole su del terriccio mantenuto umido.
Altro metodo di propagazione è la separazione, del tubero o del rizoma. Dal tubero si staccano le propaggini nuove, invece il rizoma può essere diviso in porzioni, ognuna con una foglia, e piantato come una talea. Anche da semplise talea si possono ottenere ottimi risultati.

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Begonie rosse
 
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