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La Mostra Orticola al Museo
Amori vegetali - Un ingenuo amarcord

Nella vita ci si innamora tante volte e un po’ di tutto, e talvolta questo amore dura tutta la vita.
Io ho incominciato nella prima infanzia ad amare un orsetto di peluche.
Esiste ancora, piccolo, spelacchiato e dinoccolato, tanto che i figli miei, quando è capitato loro fra le mani, lo hanno guardato con un sorriso, ma anche con un velo di compassione.
Se lo vedessero poi i miei nipotini, abituati a peluche morbidissimi e giganteschi, dire “compassione” sarebbe riduttivo.
Più avanti ci si entusiasma di altri giochi più evoluti: di un fucilino ad aria compressa o di un meccano numero 7.
Poi appare una fanciulla, la più dolce che si possa immaginare, ma che, se diventa moglie, attenua poco a poco la sua dolcezza in serena fermezza, e questo è un amore che può durare tutta la vita.

A me da sempre col passare degli anni si è accentuato un grande amore per le piante e i fiori.
Da ragazzino mi è rimasto come grande ricordo una pianta di limoncina, perché nella nostra casa di campagna ce n’era una gigantesca, che mio papà, avendo fatto assistentato di botanica, chiamava Lippia citriodora, avviando noi figli al gusto della tassonomia vegetale.
Questa limoncina, crescendo sul fronte della casa, arrivava al balcone.
Ogni anno fingeva di morire, ma in primavera ritornava verde e profumata per l’estate successiva.
Finché un anno tardò a riprendersi e noi provammo un sentimento di rimprovero per la sua pigrizia; ma invece non ce la fece proprio e morì.
Fu sostituita da una rosa rampicante, ma per me non fu la stessa cosa, la limoncina era più tenera e profumata.
Anche se i miei amori, le mie preferenze e le mie esperienze si sono rivolte ad altro, come per esempio ai miei cani da caccia che, con i loro caratteri, affettuosità e perizie, mi hanno dato tante soddisfazioni, i miei più forti interessi si sono posati sui cespugli ad arbusto o ad alberello dai fiori profumati.
Li trovo pieni di fascino: dall’Olea fragrans (ora Osmanthus fragrans) al Calycanthus fragrans (ora Chimonanthus praecox, ma quanto li cambiano questi nomi botanici!) al Clerodendron trichotomum.
Nel mio giardino, il più possibile vicino a casa e sopravento ad essa, ho piantato l’Edgeworthia crysantha, anch’essa un ricordo d’infanzia.
Mia mamma la chiamava quasi familiarmente la “Dafne”. Le ricordava il giardino della sua giovinezza. D’estate è un bel cespuglio ben formato con foglie verde scuro, lanceolate e vellutate.
A fine inverno l’Edgeworthia esprime tutto il suo fascino quando, spoglia, ricopre i suoi rametti contorti, rugosi e scurissimi con fiori che, come tanti fiocchetti, sbocciano bianchi, sfumati di giallo, tondeggianti, elegantissimi, profumati.
Non posso dimenticare l’Hamamelis vernalis che anticipa la fine dell’inverno e il primissimo accenno di primavera. I suoi fiori poco appariscenti sono intensamente profumati e, nella loro raffinata bellezza, sono da apprezzarsi da vicino, apparentemente scapigliati e quasi di cera.

La possibilità di innamorarsi non ha età.
A me è accaduto di apprezzare non molto tempo fa l’Helleborus niger, che poi è soprattutto bianco, ma di cui ho scoperto, nella sua grande varietà, un’infinità di gradazioni di colore. Ora lo cerco ovunque e lo moltiplico sotto gli alberi nel bosco.
Le foglie sono coriacee, a palma di mano, di un verde scuro; i fiori, durevoli, col tempo virano a un bel verde tenero. Proprio un tesoro di piantina!
Ne sono ricche le Prealpi. Proprio con l’Orticola di Lombardia li abbiamo ammirati durante un’indimenticabile gita sopra Lecco. Li ho ritrovati anche nelle foreste carsiche di Montenevoso, che era Istria italiana, e oggi è Slovenia.
Insomma dei fiori e delle piante ci si innamora, e oltretutto hanno un grande pregio, non tradiscono mai!

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Olea Fragrans
 
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