Dall’archivio
dell’Orticola di Lombardia (Rivista “I
giardini” vol.XVI fascicolo VII gennaio
1870) riportiamo un’esortazione
che possiamo considerare adatta anche ai giorni
nostri.
Voglio raccomandare ad ogni uomo nell’autunno
della sua vita, a volere dedicarsi al giardinaggio,
se prima per naturale inclinazione, non ne avesse
esperimentate le dolcezze.
Di tutte le occupazioni dell’uomo è
quella che meglio combina il riposo coll’attività.
Dà riposo nel lavoro e lavoro nel riposo.
Non è indolenza né inoperosità,
ma perfetta quietudine.
Come ogni altra cosa umana, ha i suoi desideri,
i suoi dolori, ed ha cose difficili a spiegarsi.
Ma giammai è priva di ricompense. Se non
vi fossero che coltivazioni soddisfacenti, il
godimento complessivo sarebbe minore. Egli è
certo più grande per le ombre che qualche
volta offuscano la scena.
La stessa eventualità è molto salutare
mettendo alla prova la pazienza e la fede. Il
perpetuo guerreggiare che si rimarca sempre tra
il mondo animale e il mondo vegetale è
qualche cosa di strano e inconcepibile.
Perché i teneri fiori e le foglioline delicate
dei miei rosaj sono ricoperti da verdi insetti,
e distrutti tosto che formati. E’ un mistero
che non so penetrare: ma sento che lo stesso ha
un significato. Tutto è decretato per il
bene, quantunque la nostra mente sia troppo limitata
per poterlo spiegare.
Anche nelle peggiori stagioni vi sono maggiori
cause d’incoraggiamento e di ricompense
che di disinganni e di dispiaceri. Non havvi giorno
dell’anno senza che qualche cosa procacci
placido godimento al coltivatore dei fiori, qualche
cosa sopra cui il pensiero possa riposare con
profitto e soddisfazione.
Se poi talvolta non accadesse di avere una sorpresa,
od un’aggradevole scoperta, posso garantire
che mai non mancherà qualche distrazione.
(dal “Cornhill Magazine”
firmato L.T.)
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